Nel nostro settore è cosa di tutti i giorni sapere di nuovi aggiornamenti di algoritmi di Google: tuttavia, anche in questa situazione di ordinari cambiamenti, talvolta si viene a sapere di innovazioni davvero considerevoli.

Con l’introduzione di Google BERT, appunto, ci troviamo di fronte a una consistente modifica degli algoritmi proposti alla comprensione delle query di ricerca.

Cos’è Google BERT e perché è così importante

BERT sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers e rappresenta un sistema per l’elaborazione del linguaggio automaticamente in maniera naturale.

BERT applica un approccio bidirezionale, che rispetto ai precedenti approcci da sinistra a destra e da destra a sinistra permette di comprendere le parole all’interno dei del più ampio contesto.

Questa tecnologia open source permette a chiunque di creare un proprio sistema di domande e risposte.

Questo aggiornamento di algoritmo segue Hummingbird nel 2013 e RankBrain nel 2015 ed è se possibile addirittura più importante di essi. Pandu Nayak lo ha definito come il “più grande salto in avanti degli ultimi 5 anni” e questo ci da un’idea dell’importanza che riveste nel suo ambito.

Il sistema si avvale di una rete neurale artificiale, che imita in modo realistico il funzionamento dei neuroni e il modo con il quale comunicano tra loro.

Lo scopo di questa tecnologia è aiutare Google a comprendere in maniera sempre più corretta le ricerche di informazioni digitate dalle persone per offrire risultati attinenti alle loro esigenze.

I modelli applicati da BERT non agiscono sulle parole prese come entità singole ma considerando quelle precedenti e successive: in questo modo è molto più plausibile comprendere l’effettivo intento di ricerca.

Questa introduzione viene incontro al boom delle ricerche vocali e ai dispositivi come Google Home per offrire risposte più attinenti alle esigenze di ricerche.

Si tratta del frutto di un lungo lavoro svolto da Google nel corso degli anni che ha richiesto numerosi test, e che ha potuto concretizzarsi grazie a dei processori che operano mettendo in connessione le parole come gruppi anziché come entità singole.

Nel corso dei test, gli operatori hanno eliminato da gruppi di parole circa il 15% di esse a caso e hanno esortato il meccanismo di machine learning a colmare i buchi, svolgendo milioni di simulazioni per individuare le scelte opportune per restituire senso compiuto alle frasi.

Google BERT agisce sulle parole considerando per ciascuna quella che segue e quella che precede e perciò ha una consapevolezza più completa del contesto.

BERT non agisce direttamente sul posizionamento dei siti web, quanto sulla capacità di Google di comprendere il significato delle query digitate. Si stima che Bert impatterà su circa il 10% delle query in inglese negli USA, il che lo rende uno dei più importanti cambiamenti di algoritmo dello Storia.

Al momento non è ancora attivo in italiano ma Google pianifica di espanderlo in vari Paesi nei prossimi mesi.

Un vantaggio molto apprezzabile consiste nel fatto che le reti neurali rendono facile l’adattamento intuitivo alle altre lingue senza richiedere adeguamenti ad hoc.

Per fare un esempio, in una ricerca del tipo “2019 brazil traveller to usa need a visa” l’algoritmo prima avrebbe anaiizzato la query parola per parola mentre ora è in grado di esaminarla nel suo complesso.

Google BERT inoltre ora agisce tenendo conto anche dell’ordine da lettura da sinistra a destra: mentre prima le parole avevano tutte lo stesso peso, ora il sistema riesce a cogliere l’importanza delle parole in base alla loro posizione e a tenere conto anche le preposizioni.
In questo modo Google viene incontro alle esigenze di comprendere con un discreto livello di precisione anche le query digitate in maniera informale, come siamo abituati a fare con i dispositivi vocali.

Questa tecnologia si applicherà anche ai featured snippet portando probabilmente a un cambiamento dei risultati offerti nei box in evidenza.

Non si tratta comunque di un cambiamento definitivo: la strada da percorrere per far comprendere agli algoritmi le ricerche informazioni in maniera perfetta è ancora lunga, anche se adesso sembra un po’ più in discesa.

Google BERT e la SEO

Bisogna ottimizzare i siti web per Google BERT?

Come abbiamo visto, Google BERT va nella direzione di ottenere una migliore comprensione dei contenuti.

Concettualmente non si può ottimizzare un testo in ottica SEO per Google BERT: questa tecnologia infatti serve a comprendere il vero significato delle query digitate degli utenti e a restituire risultati più pertinenti.

Come spiega Danny Sullivan di Google, BERT non cambia le basi della SEO.

Se lavori già alla realizzazione di contenuti di alta qualità, allora li stai già ottimizzando per Google. Al limite, puoi ragionare ancora di più sulle reali necessità delle persone e comprendere meglio come puoi rispondere alle loro necessità. A tal proposito ti segnaliamo la guida su Google Trends del nostro SEO Federico Giannicchi.

Sarà ancora più importante ragionare sul genere di intento di ricerca (informativo, navigazionale e transazionale) per produrre il genere di contenuti davvero pertinenti al tipo di ricerche del nostro pubblico.

Il vecchio detto che per posizionarsi occorre produrre eccellenti contenuti di alta qualità è ancora valido, quindi! E tu che cosa ne pensi?

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