Farsi ricordare dagli utenti che abbiano dimostrato interesse per ciò che la nostra azienda produce, al giorno d’oggi è considerata una strategia fondamentale. Il retargeting e il remarketing sono importantissimi nelle strategie digitali degli ultimi periodi perche’ permettono di far aumentare le vendite in maniera esponenziale e nessuna azienda di livello dovrebbe farne a meno.

Ecco perché chi vende e offre servizi online come web agency e agenzie di web marketing danno molta importanza alle strategie di remarketing e retargeting.
Ma prima di analizzare nello specifico queste due strategie, cominciamo col definire le modalità di attuazione e gli obiettivi che si propongono.
Dunque, come ben sappiamo, il marketing è definito come un insieme di attività volte a commercializzare beni e servizi che vengono messi sul mercato allo scopo di massimizzare i profitti.

Remarketing e retargeting due strategie per il medesimo obiettivo ma con alcune differenze

Con target, invece, facciamo riferimento al bersaglio, ovvero alla tipologia di pubblico che l’azienda si prefissa di raggiungere.
La scelta del target è fondamentale per qualunque azienda che cerchi di imporsi online. Esso dovrà essere costituito da utenti che hanno interessi e bisogni inerenti a ciò che viene offerto.
Per riassumere il tutto possiamo identificare più semplicemente il target con il consumatore, il quale, di conseguenza, con i suoi acquisti genera profitti.
Ecco spiegato il perché tra i termini retargeting e remarketing si fa spesso confusione: si tratta di azioni volte al raggiungimento del medesimo obiettivo.

differenza-retargeting-remarketing

Sì, perché lo scopo finale di qualsiasi campagna di remarketing o retargeting è quello di raggiungere un folto gruppo di utenti che abbia già mostrato in qualche modo un interesse nei confronti dei prodotti tramite ad esempio la visualizzazione di una pagina o video (retargeting) o tramite acquisto di prodotti precedentemente o dei servizi offerti dall’azienda (remarketing).
In poche parole, in entrambi i casi lo scopo è quello di migliorare sensibilmente il tasso di conversione.

Analizziamo la differenza tra retargeting e remarketing prima di entrare nello specifico?

Quale è la differenza tra retargeting e remarketing? Nel retargeting cerchiamo di riprendere l’utente che ha visitato il nostro sito o pagina Facebook o video, oppure ha messo un oggetto nel carrello o si è fermato nel check-out. Per farlo si utilizzano diverse tecniche di retargeting che vedremo piu’ avanti.

Nel remarketing invece andiamo a stimolare un nostro cliente, ad esempio tramite email marketing o inserendo la lista delle mail nelle facebook ads per costruire un pubblico. Eh si anche questo è remarketing.

Retargeting: come filtrare il proprio target

 

Per il retargeting l’utilizzo di cookie è fondamentale.
Grazie ad essi, infatti, le azioni degli utenti che visitano il sito vengono registrate e costituiscono il punto di partenza per costruire messaggi pubblicitari specifici, che verranno poi mostrati agli stessi visitatori nelle navigazioni successive (anche su altri siti).
È possibile filtrare il proprio target, sia sulla base del tipo di prodotto che hanno visionato o sul quale si sono soffermati, o addirittura in base al percorso fatto dagli utenti per accedere al sito (motori di ricerca, social network, ecc.).

RETARGETING

 

Ad esempio per chi fa’ affiliation marketing per alcuni network o il piu’ semplice programma di affiliazione amazon, questo è fondamentale. Riuscire a mandare una ads a chi ha gia’ visto tre volte una landing page è sicuramente una scelta vincente che alza il tasso di conversione, in quanto sicuramente il potenziale cliente sta pensando se compiere l’acquisto.
Ma, oltre a quella che prende in considerazione le azioni compiute su un sito, esiste un’altra tipologia di retargeting, mirata al raggruppamento di potenziali clienti, che mostrano interesse sui social network. Con le facebook ads è  possibile fare un retargeting mirato e davvero performante se fatto da professionisti del settore, ed addirittura in seguito sara’ possibile fare una costruzione di un pubblico simile tramite lookalike, ma attenzione il pubblico simile non e’ un pubblico caldo!
Quindi nel retargeting sarà fondamentale conoscere le azioni che gli utenti compiono sul sito o su una determinata pagina social.

Remarketing: un messaggio diretto all’utente

 

Come abbiamo già premesso, l’operazione di remarketing è simile a quella di retargeting. Per carpire le principali differenze che intercorrono con il retargeting, partiamo da due casi standard. La classica strategia di remarketing, nel caso, per esempio, di un ecommerce, consiste nell’invio di email automatiche in seguito all’abbandono del carrello.

remarketing

 

Si tratta dunque di un messaggio diretto all’utente allo scopo di coinvolgerlo nuovamente e di convincerlo a mettere in pratica le proprie intenzioni.
Inoltre, dopo aver inviato la mail con la quale si ricorda al cliente di avere alcuni articoli nel carrello o nella lista dei desideri, è possibile contestualmente mostrargli di nuovo i prodotti e indagare le ragioni del suo mancato acquisto. Per cercare di convincere il nostro acquirente, si possono evidenziare i vantaggi del prodotto o offrirgli sconti e bonus in cambio dell’acquisto.
Altra forma basilare di remarketing è quella che prevede la possibilità di utilizzare le Google Ads display e mostrare annunci agli utenti che hanno visitato il nostro sito, quando questi navigano su qualunque altro sito che fa uso di banner Google AdSense (ovvero quelli che fanno parte della Google Display Network).

Remarketing e retargeting: le varie strategie

Fino ad ora abbiamo parlato delle due strategie in maniera generale, ma in realtà in base ai propri obiettivi è possibile intraprendere varie strade.
In linea di massima, possiamo suddividere le categorie di utenti da coinvolgere nei tre seguenti gruppi:

  • Utenti che hanno visitato il nostro sito web o pagina social
  • Utenti che hanno compiuto delle azioni sul sito o interagito con contenuti sulla pagina social
  • Utenti che fanno già parte dei nostri contatti

Quindi, che decidiamo di adottare strategie di remarketing o di retargeting, il numero totale di utenti non varia.
Ciò che cambia sono le informazioni di cui disporremo in base a quale delle due strade decideremo di percorrere.
Ecco di seguito alcuni casi di applicazione di remarketing e retargeting da adottare in base agli obiettivi prestabiliti.

Retargeting mirato a raggiungere i visitatori del sito

È forse l’obiettivo più generico, ma non per questo più semplice. In questo caso, se duemila utenti visitano il sito, il nostro target equivarrà all’intero numero di visitatori, cioè esattamente a duemila utenti.
Visto che fra questi sono inclusi anche quelli che hanno già compiuto azioni sul sito, o addirittura comprato, sarebbe meglio escluderne qualcuno e optare per campagne ad hoc mirate, attraverso canali come social media (in particolare Facebook Ads e Instagram) o annunci su Google Ads.

Retargeting per raggiungere chi non ha ancora acquistato

Questo tipo di campagna consente di ridurre il pubblico di destinazione, includendo solo gli utenti che hanno visitato lo shop, magari aggiunto anche qualcosa al carrello, ma poi non hanno concluso l’acquisto.
Con una comunicazione più adeguata sarà possibile farli ritornare sul sito sempre tramite Google Ads o Facebook Ads, usando annunci dinamici che mostrino ai clienti direttamente i prodotti da essi precedentemente visualizzati.

Remarketing per raggiungere i clienti

Come anticipato, l’attuazione di una campagna di remarketing presuppone la conoscenza capillare dei nostri clienti. Il concetto di utente sparisce perché, avendo i loro contatti, questi vengono percepiti non più come semplici acquirenti, ma come persone.
Il vero obiettivo di una campagna di remarketing è la fidelizzazione e oggi è possibile sfruttare newsletter con campagne mirate (le Direct Email Marketing).

Remarketing con Google Ads e Analytics

La costruzione di un pubblico di remarketing in Google Ads è basata sostanzialmente sulla visita a un dato URL, escludendo o includendo quei percorsi che, sul nostro sito, descrivono uno specifico contesto.
Tuttavia, il gioco si fa molto più interessante quando connettiamo Google Ads a Google Analytics. Farlo è molto semplice, basta indicare ad Analytics l’account Google con il quale stiamo lavorando, attraverso l’opzione “Collegamento di Google Ads”. Una volta completata la connessione, sarà possibile, grazie all’opzione “Segmenti di pubblico“, inviare a Google Ads una prima lista degli utenti di remarketing, in questo caso ovviamente basata sui visitatori del sito raccolti da Analytics.
È proprio sulla base dei segmenti che Analytics ritaglia nuovi insiemi di visitatori rispetto all’elenco di partenza. Sulla piattaforma ci sono alcuni segmenti già predefiniti, ma è possibile crearne di nuovi lavorando su metriche e dimensioni gestite dalla piattaforma stessa.

cosa-è-retargeting

Retargeting e remarketing: pro e contro

Quale strada preferire e perché. Ecco gli svantaggi a cui va incontro chi non tiene in considerazione i seguenti elementi.

Abbiamo avuto modo di vedere che il retargeting presenta dei vantaggi indiscutibili. In particolare, è possibile sapere: quante volte l’utente vede l’annuncio, per quanto tempo e in seguito a quali azioni da lui compiute (acquisti precedenti, social, visione dei prodotti).
Detto ciò, è anche vero che quella del retargeting è una tecnica per certi versi rischiosa, soprattutto se indirizzata a utenti over 30, ai quali la continua visualizzazione dello stesso prodotto spesso genera diffidenza e fastidio, proprio per questo bisogna sempre gestire ottimamente la frequenza degli annunci non facendola schizzare sopra valori che non hanno senso.
Al contrario, per gli utenti con età inferiore ai 30 anni, il retargeting viene percepito quasi sempre positivamente.
Il remarketing, invece, può risultare efficace a causa della durata limitata. Inoltre, inviare un avviso agli utenti quando l’offerta sta per volgere al termine può far sì che questi si convincano ad effettuare finalmente l’acquisto.
È logicamente necessaria una landing page ottimizzata in chiave SEO e coerente con i contenuti dell’offerta, visto che, come risaputo, la pazienza degli utenti online è molto bassa.
Altro punto importante è quello dell’attenzione nella gestione degli indirizzi email, per non rischiare di inviare email con inviti all’acquisto agli utenti che hanno già comprato il prodotto.

Conclusioni per campagne di retargeting e campagne di remarketing

In definitiva, non esiste una strada preferibile all’altra, proprio perché remarketing e retargeting sono tecnicamente diversi tra loro.
Dipende tutto da quelli che sono gli obiettivi iniziali e dalla padronanza della materia. Occorre sapere innanzitutto che il retargeting si basa sui comportamenti assunti da un dato utente, quindi non un contatto, ma qualcuno che ha svolto un azione all’interno del sito web.
Con il retargeting, inoltre, permette di eseguire operazioni di Brand awareness, che agiscono sulla memorizzazione del marchio da parte dei visitatori.
Il remarketing, al contrario, punta a coloro i quali sono stati convertiti e che, nell’esempio di un ecommerce, fanno già parte del database clienti. È un’azione con cui si cerca di agevolare la scelta e invogliare alla spesa, sfruttando il vantaggio di poter accompagnare le varie fasi del lifecycle marketing.
In conclusione, entrambe le strategie richiedono la massima attenzione nella selezione del target e nella loro predisposizione, oltre al giusto dosaggio dell’utilizzo.
L’uso del retargeting a dispetto del remarketing, o viceversa, dipende sostanzialmente dalla fase del funnel di acquisto in cui è posizionato il target di pubblico e su cosa è preferibile mostrare ai clienti in quel determinato momento.